Rapporti Utilizzati nelle Cronometro

L’imperativo di “dare tutto” non permette l’utilizzo di rapporti da riposo. Affrontare una corsa contro il tempo comporta sempre notevoli problemi a ogni corridore. Dal punto di vista dei rapporti, poi, la scelta non è mai semplice come per una corsa in linea. Nel corso di una cronometro, infatti, la caratteristica di individualità impone agli atleti di scegliere in totale solitudine la combinazione da spingere, senza un eventuale confronto con i compagni di gruppo. C’è da dire, inoltre, che, se da un lato c’è la semplicità, almeno ideale, di spingere al massimo delle proprie possibilità, dall’altro lato c’è la notevole difficoltà di riuscire a spingere quel tanto che permette di non finire le energie prima di concludere la prova, ma, al tempo stesso, di riuscire a dare tutto nel tempo e nella strada a disposizione.

La scelta che i corridori operano
La scelta che i corridori operano, ancora una volta, è quella di utilizzare una scala pignoni il più possibile omogenea e con scarti di un solo dente tra un pignone e l’altro. La cosa, in questi ultimi anni, è del resto facilitata dai gruppi di componenti moderni, che permettono di usare pacchi pignoni da nove o dieci velocità. La scala compresa tra il pignone da 11 e quello da 19 o 21 denti, il massimo che i corridori utilizzano in una prova contro il tempo, soprattutto in pianura, è pertanto servita con facilità dai componenti moderni.

La cosa più interessante
La cosa più interessante da annotare, pertanto, è come i corridori scelgano le corone della guarnitura. Se in una prova in linea la combinazione 39/53, come abbiamo detto, è quella più usata, in una cronometro un buon numero di atleti azzarda l’aumento dei denti della corona maggiore fino a un 55 o 56 e, soprattutto, la sostituzione della corona interna. Al posto del 39 viene montata generalmente una dentatura molto più elevata, soprattutto se non si deve affrontare una cronometro in salita. Talvolta abbiamo visto corridori montare anche un 48. Tale possibilità permette di sperimentare una nuova inusuale scala di rapporti, magari in un momento di crisi o di strada in leggera salita.

Manutenzione dei Pedali Shimano SPD

Prima di tutto bisogna smontare i pedali dalle pedivelle. Per farlo, ribaltate la bici, prendete la chiave per pedali o la brugola da 8 mm, mettete un piede sulla sella per tenere giù la bici, posizionate la pedivella in avanti e inserite la chiave o la brugola verso la
parte posteriore: a questo punto tirate verso l’alto la chiave per smollare il pedale (destro o sinistro che sia).

Ora rimuovete l’asse utilizzando una chiave da 17 mm per i modelli XT o XTR, quella da 20mm per i DX e il tool Shimano TL-PD-40 per tutti gli altri. Bloccate il pedale in una morsa ed estraete l’asse svitando.
Ricordate che il pedale di destra ha le filettature in senso opposto, e viceversa.

Ora vi tocca pulire tutto per bene tirando via il grasso sporco accumulatosi all’interno del pedale nella sede dell’asse. Quindi date una
bella pulita alla parte esterna del pedale con una spazzola e un po’ d’acqua saponata.
Infine fate asciugare bene tutto.

Le viti della piastra superiore possono allentarsi e fare rumore, se non svitarsi del tutto, quando si pedala. Per assicurarle come si deve, svitatele con un cacciavite a croce (o una brugola da 2,5 mm per i modelli XTR), ripulitene le filettature e ricopritele con un serrafiletti come il Loctite 242. Infine stringetele tutte a 4 Nm con una chiave dinamometrica. Se non si dispone dello strumento è possibile vedere questa guida sulla chiave dinamometrica per bici sul sito Ilciclismo.com.

Le molle Shimano sono roba tosta e generalmente non necessitano di alcuna manutenzione, ma un po’ di lubrificante TLC non ha mai fatto male a nessuno.
Qualche goccia mirata è più che sufficiente.

Regolate i cuscinetti se necessario svitando il dado da 7 mm mentre si tiene fisso quello da 10 con le brugole apposite. Quindi avvitate il
dado da 10 mm e ri-serrate quello da 7 contro di esso nella nuova posizione. Controllate se il perno gira in maniera fluida e senza gioco, altrimenti continuate con la regolazione.

Ecco il passo più semplice ma allo stesso tempo più importante: la rimozione dell sporco e del grasso ormai contaminato dai cuscinetti. Prendete un grasso Teflon di buona qualità e riempite l’incavo del pedale fino a metà. Quando reinserirete l’asse di rotazione il grasso nuovo sarà forzato attraverso i cuscinetti e si porterà via tutto lo sporco accumulato.

Risulta essere quindi tempo di rimettere l’asse al suo posto. Assicuratevi di farlo nel modo giusto: l’asse che si avvita in senso orario va nel pedale sinistro, quello che si avvita in senso antiorario va invece in quello destro.
Avvitate bene fino in fondo finché la filettatura lo permette.

Prima di rimettere al suo posto i pedali è buona norma pulirli, soprattutto dal grasso in eccesso. Una volta provveduto al “grosso”, passate una mano di sgrassatore aiutandovi con un panno morbido per rimuovere il grasso residuo dalla superficie di entrambi i pedali.

Finalmente potete rimontare i pedali sulle pedivelle, assicurandovi di avvitare dalla parte giusta con le mani senza rovinare le filettature forzando un cattivo allineamento. Una volta che avete avvitato correttamente ciascun pedale fino a metà filettatura, procedete con una chiave o una brugola in combinazione con una chiave dinamometrica per stringere a 40 Nm.

Importanza dell’Agilità in Salita

Per tutti, indistintamente, l’agilità in salita ha rappresentato e rappresenta il mezzo migliore per superare le salite. Ma perché, dunque, un elogio all’agilità?

La risposta
La risposta, in realtà, è semplice e facilmente dimostrabile: l’agilità aiuta a mantenere la muscolatura relativamente fresca anche in condizioni di forte affaticamento e, allo stesso tempo, non preclude affatto la velocità. Spieghiamoci meglio. Per ogni corridore, sia in salita che in pianura, la velocità è in ogni caso l’obiettivo maggiore. Ma se è vero che in pianura possono essere utilizzati anche rapporti lunghi, seppure non senza qualche limitazione o problema, in salita è certamente il caso di pedalare agili in ogni circostanza.

Sull’importanza di mantenere fresca la muscolatura, cioè di non sottoporla a tensioni troppo elevate, che sono tipiche dei lunghi rapporti, abbiamo già detto in altra parte di questo articolo. Sull’assoluta necessità di farlo in salita, invece, possiamo aggiungere almeno altri due fondamentali motivi. Nel corso della scalata a un colle, le pendenze possono variare repentinamente: trovarsi con le gambe appesantite in un punto duro successivo a uno in cui si è spinto al massimo, può voler dire la resa.

Altro aspetto
Altro aspetto è, poi, il rilancio dell’andatura: se in pianura può essere effettuato vincendo la sola resistenza all’aria, in salita, in ogni caso, si deve vincere anche la gravità. Difficile riuscire a essere veloci partendo con rapporti lunghi, che hanno bisogno di essere lanciati. Un rapporto agile, invece, permette scatti brevi ma accelerazioni molto intense, anche in salita. Consideriamo, infine, che utilizzare un rapporto relativamente agile per superare un colle può voler dire salvare la gamba per gli altri tratti della corsa in cui è necessario fare velocità.

Pignoni Lavorati

I pacchi pignoni assemblati dalle Case produttrici sfruttano in pieno il concetto di lavorazione con cui i pignoni sono realizzati e che vanno a tutto vantaggio della precisione di cambiata e della velocità di operazione.

La lavorazione speciale
La lavorazione speciale cui alcuni denti di ogni singolo pignone sono sottoposti, e che è possibile vedere a occhio nudo, deve lavorare in perfetta sincronia, quindi posizionamento, con quelli del pignone che precede e con i denti di quello che segue. In altre parole, il pignone 17, destinato a lavorare a fianco del 16 e del 18, non è lo stesso progettato per lavorare a contatto con il 15 o con il 19.

Le scale predefinite
Le scale predefinite, invece, sono realizzate per far funzionare tutta la scala al massimo della sua possibilità. Unico inconveniente: bisogna sostituire l’intero pacco anche se ad essere usurati sono solo uno o due dei pignoni presenti. In ogni caso, ci sembra uno scotto minimo da pagare per la precisione raggiunta dai gruppi moderni.

Molto interessante.

Percorsi in Mountain Bike – Rifugio Cesare Battisti a Recoaro Terme

Per chi non volesse sobbarcarsi la lunga salita al Rifugio Cesare Battisti, l’itinerario, come descritto nella guida indicata nelle informazioni, può essere percorso in senso inverso, coprendo il dislivello tra Recoaro Terme e Recoaro Mille con la cabinovia e risparmiando così 564 metri di dislivello; non consigliamo, invece, per la ripidezza, di salire da Recoaro Terme a Recoaro Mille tramite la sterrata che noi utilizziamo per la discesa.

L’itinerario prende il via dalla piazza Amedeo Savoia di Recoaro Terme, dove si trovano un grande parcheggio e il punto di partenza della cabinovia che sale a Recoaro Mille e da dove attraversiamo il ponte sull’Agno. Giunti a una rotonda, giriamo sulla sinistra, lasciando a destra la moderna chiesa e iniziando a salire tra le case di Recoaro. Tenuta, a una biforcazione, la sinistra per Gazza a Fonti Centrali, pedaliamo per un tratto in piano su pavé e quando riprende l’asfalto teniamo la principale, che piega a sinistra attraversando la piazza Monte Berico. Poco dopo questa, a un bivio, teniamo la destra e riprendiamo a salire con decisione, scartando in seguito la deviazione di sinistra che porterebbe alle Fonti Centrali. Siamo sulla strada comunale della Gazza che entra nella Val Freda, così chiamata perché esposta a nord, e che ci presenta una bella vista sulla Forcella Lora, ai piedi della quale sorge il rifugio che dobbiamo raggiungere. Mentre la pendenza va e viene, attraversiamo il torrente Rechilere, scartando successivamente la deviazione a sinistra per Gaviola e Recoaro Mille.

Dalla partenza le abitazioni a lato della strada non ci hanno mai abbandonato, ma ora tendono a diradarsi e a concentrarsi solo nelle borgate che attraversiamo durante questa salita. La prima è Cornale, che superiamo al km 2.17, poi viene Storti, dove fiancheggiamo un paio di fontane, una prima a sinistra e una successiva a destra, utili per fare scorta d’acqua, e quindi Pace. Dopo di questa la pendenza si annulla per un tratto fino al ponte sul torrente della Vallechiara, dopo il quale, scartata a destra la via Monte Rotolon, che condurrebbe in centro alla frazione Parlati, riprendiamo a salire, affrontando una prima coppia di tornanti. Lasciata quindi alle spalle la minuscola contrada Balpese, incontriamo altri tornanti e, dopo aver superato, in località Lambre, una centrale idroelettrica, pedalando fra vasti prati raggiungiamo al km 6.80 la Malga Lora.

Lasciatala sulla destra, superiamo poi altri tornanti e fiancheggiamo successivamente, nei pressi di uno destrorso, la trattoria Obante. Mentre il panorama ci offre ora la vista sul Monte Zevola, al km 9.37 la strada spiana per un tratto, concedendoci alcuni momenti di recupero, ma poi riprende a salire: sulla sinistra sono visibili due curiosi spuntoni rocciosi denominati, per la loro forma, l’omo e la dona (l’uomo e la donna).

Lasciati quindi alle spalle due grandi parcheggi, la salita prosegue con una rampa su un fondo in parte ciottolato che ci porta al km 10.87, dopo aver lasciato a destra la deviazione per una piccola chiesa, davanti al Rifugio Cesare Battisti alla Gazza. Lo lasciamo a sinistra e proseguiamo sulla ciottolata che riporta il segnavia 100 per pochi metri fino a una biforcazione, dove dobbiamo deviare a sinistra, seguendo le indicazioni per il Passo Ristele e scartando quelle dritte per il Passo della Lora. La stradina a fondo erboso che abbiamo imboccato si lascia a sinistra una deviazione che condurrebbe a vista a una malga e fiancheggia poi a destra una stalla, iniziando a scendere. Superata una cancellata, procediamo poi in lieve saliscendi, correndo in costa, con il pendio che scende sulla sinistra, su un fondo disturbato dalle rocce e, quindi, a volte tecnico.

Superate alcune frane in cui la traccia si restringe a sentiero, al km 12.28, a un’importante biforcazione, teniamo la sinistra per Recoaro Mille e Conca di Pizzegoro, scartando il ramo di destra che salirebbe al Passo Ristele. Da qui, con andamento più marcatamente discesivo, scartiamo due secondarie a sinistra e, dopo la seconda, la traccia che seguiamo si trasforma in sentiero dal fondo abbastanza tecnico. Giunti nei pressi di una casera, puntiamo sulla destra, scendendo fra scoscese praterie pascolative, facendo attenzione a tenere successivamente ancora la destra e scartando un paio di tracce che scenderebbero a sinistra verso una stretta conca. Così facendo superiamo una cancellata in un muretto a secco e fiancheggiamo poi una torbiera, scendendo su sentiero con alcuni saltini rocciosi. Alla fine di questi raggiungiamo un pianoro dove fiancheggiamo sulla destra una casa isolata, dopo la quale proseguiamo su una bella strada sterrata.

Superata una sbarra ci immettiamo a sinistra su una sterrata più importante e, dopo aver lasciato alle spalle una casa isolata, superiamo anche una catena, continuando poi dritto, in discesa, su una buona sterrata che attraversa un gruppo di case. Scartate un paio di importanti deviazioni a sinistra, la strada gradualmente spiana e fiancheggia quindi sulla destra, al km 14.12, la Malga Creme, che sorge nei pressi dell’omonimo laghetto. L’andamento ci presenta da qui alcune leggere ondulazioni, che ci portano a fiancheggiare prima un parcheggio e poi una casera isolata, con la vista che spazia a sinistra sulla mole del Monte Pasubio, alla cui destra si estende il Monte Toraro, seguito dal Colle Xomo e dall’Altopiano di Asiago.

Lasciata a destra una secondaria, una breve rampa ci porta, al km 15.53, nei pressi della Malga Ofra Morando, dopo la quale scendiamo, fiancheggiando alcuni alberi secolari, segnalati da appositi cartelli. Dopo un parcheggio e una sbarra il fondo diviene asfaltato e sbuchiamo, al km 16.25, su una strada più importante, la S.P. 100 di Recoaro Mille, nei pressi delle Casere Asnicar. La imbocchiamo a destra e scendiamo ancora, fiancheggiando poco dopo, sulla destra, il ristorante La Gabiola. L’andamento diviene poi, per un tratto, pianeggiante, mentre appare davanti la sagoma del Monte Falcone, che deve il suo nome alla sua frequentazione da parte dei falchi pecchiaioli, qui facilmente avvistabili. Incontriamo poi altri saliscendi e attraversiamo, quindi, una zona di captazione dell’acqua minerale nella quale sorgono altri alberi secolari. Un ultimo tratto in discesa ci porta infine, al km 19.01, nella vasta Conca di Pizzegoro, dove sorgono alcune costruzioni, degli impianti di risalita e un vastissimo piazzale. Dopo di questo la strada sale per un tratto, lasciandosi a destra la via Tunche che condurrebbe a vista al vicino Rifugio Valdagno, e poi riprende a scendere, fiancheggiando successivamente la trattoria e il campeggio Fanton. Giunti al km 230.2, nei pressi di un importante bivio lasciamo la principale, che proseguirebbe sulla destra per San Quirico, e deviamo invece a sinistra, risalendo fino a raggiungere il vastissimo piazzale che sorge nei pressi della stazione alta della cabinovia che sale fin qui da Recoaro Terme. Subito all’inizio del piazzale deviamo a sinistra, imboccando una bella sterrata dal fondo in buona terra battuta che si immerge nel bosco, scendendo con una certa decisione.

Scartata poco dopo una deviazione a sinistra, proseguiamo seguendo le indicazioni per Recoaro Centro, compiendo successivamente un tornante sinistrorso. Perdendo quota assai ripidamente su un fondo che diviene a tratti cementato, superiamo la minuscola località Pre e arriviamo, al km 22.37, nei pressi di un tornante destrorso che non compiamo, proseguendo dritto su una secondaria che riporta indicazioni per Pintari e scartando quelle a destra per Recoaro Centro e Ongaro. Compiuto successivamente un tornante destrorso, scartando la strada di pari importanza che proseguirebbe dritta, fiancheggiamo sulla destra una fonte e quindi l’isolata Baita Tesa dei Tre Nani. La discesa prosegue decisa e dobbiamo fare solo attenzione a scartare le varie secondarie, in particolare una a sinistra al km 23.32, che potrebbe trarre in inganno.

Incontriamo successivamente una nuova serie di ripidi tornanti in un tratto in cui il fondo diviene cementato, poi la pendenza diminuisce e, nuovamente su sterrato, arriviamo in vista delle prime case di Pintari. La attraversiamo al km 24.21 su fondo divenuto definitivamente asfaltato, fiancheggiando a sinistra una grande fontana-lavatoio. Lasciata a sinistra, nei pressi di un tornante destrorso, la deviazione per Gattera di Sotto, scendiamo ancora a tornanti fino a sbucare in località Siche su una strada più importante che imbocchiamo a sinistra, arrivando poi su un’altra strada ancora più importante che seguiamo sempre a sinistra. Siamo proprio sopra la piazza da dove siamo partiti che raggiungiamo in breve, deviando dalla principale e imboccando una secondaria che si stacca a destra, compiendo un netto tornante.