Itinerari in Bici – Appennino Modenese

Pedalare sulle strade interpoderali, poco trafficate e altimetricamente interessanti, tra campi di grano e piccoli, affascinanti borghi, è ciò che l’Appennino modenese offre al ciclista più curioso.

Ognuno decanta per affetto la propria terra, esagerandone qualità e caratteristiche, dettate più da campanilismo che da fattori oggettivi. Penso che ogni luogo sia di per sé unico e questa sua unicità, se letta e interpretata correttamente, regala comunque grandi emozioni. Ho scoperto così che pedalare, tanto nelle Alpi quanto negli Appennini o nelle Dolomiti, è in ogni caso molto divertente: in primo luogo perché si prova piacere nel gesto atletico che si compie e poi perché si riesce a conoscere e a vivere più intensamente l’ambiente che ci circonda. In proporzioni differenti, tutto il mondo dei ciclisti sposa queste due condizioni. Personalmente ritengo che gli Appennini siano estremamente interessanti per ciclisti di ogni livello, per alcuni aspetti fondamentali. L’affluenza turistica è molto inferiore rispetto alle aree alpine e, di conseguenza, traffico e rischi ad essa legati sono molto ridotti; inoltre, proprio per caratteristiche geografiche (e altimetriche), in Appennino si può pedalare su un grande numero di strade poderali. I piccoli borghi appenninici sono infatti tutti collegati tra loro da strade, per la maggior parte asfaltate, che presentano caratteristiche ottimali per il fanatico dei dislivelli.

Nella provincia di Modena
A zonzo nella provincia di Modena, siamo andati alla ricerca di saliscendi classici per i ciclisti della zona. Siamo nel distretto in cui si svolge la maratona dell’Abetone, ma questa volta, senza strafare in kilometri, proponiamo un anello di alcune ore, che possa essere un invito a chi, non essendo del luogo, desideri trascorrere qualche giorno da queste parti. Per “il giro” coinvolgiamo direttamente la “Nuova Corti”, un grande negozio di Sassuolo (paese della ceramica che ospitò, lo scorso anno, un arrivo di tappa del Giro) con alle spalle un altrettanto grande team di granfondo: oltre un centinaio di iscritti di tutte le misure e carature (a iniziare da un nome illustre come Claudio Vandelli, olimpionico a Los Angeles). Sono questa volta della partita Davide Montanari, un trascorso da dilettante e numerose vittorie nella borraccia, Stefano Lipparini e Alessandro Barbieri, tra le punte della squadra.

Le prime colline
Alla mia media e non alla loro, ovviamente, partiamo dal negozio alla volta delle Terme della Salvarola. Poco fuori dell’abitato prendiamo per Serramazzoni e la strada attacca subito le prime colline. La giornata è fantastica e il nastro d’asfalto si perde nella vastità dei verdi dei campi. La salita sembra iniziare in modo brutale, ma si assesta subito su dei massimi del 5 per cento con una buona continuità. Il fondo è perfetto se non per il colore: l’asfalto riflette un calore micidiale.
Dalla quota di 115 m si sale per scollinare dopo alcune rotture di pendenza che consentono di alleggerire l’andatura. Al km 6.5 siamo a circa 350 m. Scolliniamo affrontando una leggera discesa a mezza costa per poi riprendere leggermente a salire. A 560 m, in località Montebaranzone, un nuovo scollinamento. Sono circa 7 kilometri di salita che sarebbe meglio affrontare con un poco più di riscaldamento nelle gambe. I ragazzi usano il 53, io sono… già alla frutta! Si ridiscende per poco, solo il tempo di illudersi, per poi risalire in direzione Varana fino a 720 m. Abbiamo percorso circa 21 kilometri, che rappresentano un riscaldamento sufficiente per tutti.

Tra i campi di grano
All’incrocio di S. Pellegrinetto attraversiamo la strada per poi tuffarci in una minuscola strada che precipita verso l’impluvio antistante. Sono circa 4 kilometri in cui perdiamo 350 metri di quota. È una strada stretta ma bellissima, un sottile nastro che si perde fra gli alberi e fra i campi di grano. In questi piccoli “sentieri asfaltati” si apprezza tutta la montagna appenninica fatta di corsi d’acqua brevi e tormentati, di valli che cambiano forma da un anno all’altro (è rinomata la franosità e la erodibilità di alcune rocce dell’Appennino) e di gente, poco abituata al turismo, che ti guarda per capire cosa ci faccia un ciclista multicolore in un posto come quello.

Sale la temperatura
In 300 metri di discesa la temperatura risale decisamente. Partire presto la mattina, in Appennino, permette di fuggire le afe padane delle ore più calde del giorno. In quota l’aria è fresca e tersa e pedalare sembra sia meno pesante. Dal ponte di Gombola si risale alla volta di Polinago. La strada si distacca subito dall’alveo del torrente per risalire a mezza costa. Affrontiamo questa salita di quasi 10 kilometri che ci porterà a scollinare sugli 800 metri. Il 5-6 per cento di pendenza media si innalza a tratti fino all’8 per cento.
Dopo una quarantina di kilometri raggiungiamo Polinago, dove si scollina per poi ridiscendere su una strada a tornanti con un buon fondo stradale, fino ad arrivare ai 450 m dell’impluvio. Polinago è noto fin dall’anno 1000, e la Pieve, del 1035, è l’edificio più antico. In questo borgo, che ad oggi conta circa duemila abitanti, il 15 e il 16 agosto si può assistere alla sagra di S. Maria e alla Fiera mercato.
Si risale di 200 metri e si ridiscende di 100 su una bella strada, dal fondo perfetto, articolata in curvoni e rettilinei. Dopo 57 kilometri raggiungiamo Pavullo, una delle località più rinomate dell’Appennino modenese. Anticamente Pavullo ricopriva una posizione strategica dal punto di vista commerciale, fin dal periodo medievale, essendo sede di importanti fiere. Successivamente divenne capoluogo del Frignano, anche grazie alla costruzione della via Vandelli e della via Giardini che intensificarono i rapporti con Modena.

Nella terra delle ciliegie
Attraversata la SS 12 (dell’Abetone e del Brennero) riprendiamo leggermente a salire in direzione Ponte di Samone. Si tratta di una salita leggera, dove in una manciata di kilometri si guadagnano circa 100 metri. Di conseguenza, lo scollinamento leggerissimo sui 784 m ci introduce a una discesa piuttosto lunga, oltre 10 kilometri, che ci porta al fondovalle. Le basse quote sono annunciate dall’aumento dell’afa e da una leggera foschia. Da Ponte di Samone (230 m) prendiamo in direzione Vignola, la terra delle ciliegie, nei cui pressi ci fermiamo a gustare, e ad apprezzare, qualche frutto.

Come Pulire i Mozzi

Pulizia esterna e ingrassaggio periodico dell’interno sono le uniche operazioni che danno lunga durata al mozzo.

La manutenzione del mozzo riguarda ovviamente la pulizia esterna e, in modo sostanziale, la lubrificazione del ruotismo. Per i componenti con sistema a coni e sfere, l’operazione consiste nell’uso di una siringa, riempita di grasso fine idrorepellente, che verrà applicata sul foro apposito che è praticato a volte sul centro del corpomozzo. In questo caso il grasso nuovo scorrerà sull’asse e spingerà fuori delle calotte la vecchia lubrificazione e le scorie, fino al nuovo riempimento delle sedi.

Per i corpi privi del foro centrale
Per i corpi privi del foro centrale, bisognerà invece agire sulle feritoie, sempre circolari, generalmente ricavate sui bordi delle calotte, con una spinta della siringa che avrà sempre, per obiettivo, il ricambio del grasso di lubrificazione. A questa manutenzione ordinaria, dovrà essere alternata, specialmente in caso di allagamento, lo smontaggio completo del ruotismo e il ripristino integrale della lubrificazione.

I ruotismi
Per quanto attiene i ruotismi affidati ai cuscinetti fissi, salvo casi particolari, non è prevista una reale manutenzione, identificabile con l’ingrassaggio, considerata la schermatura che rende completamente stagno tale comparto meccanico. Si tratta, al contrario, della effettiva sostituzione del cuscinetto, che è consigliata, quando occorre, dall’usura dell’elemento. Ma si tratta di un evento che non corrisponde a un problema di spesa e di frequenza, considerata la affidabilità ormai raggiunta da questo genere di soluzione tecnica.

Come Pulire i Pedali

Più che utilizzare il grasso per la lubrificazione del pedale, è consigliabile solo tenerlo sempre pulito, evitando l’accumulo di detriti.

Tutti i moderni pedali a sgancio rapido dispongono di ruotismi qualche volta sigillati (cartucce) e comunque protetti dall’acqua e dalla polvere con O-ring, oppure con altri accorgimenti in gomma o materiale sintetico. Considerando in conseguenza il movimento del pedale pressoché stagno, e l’impiego generalizzato di cuscinetti capaci di un lavoro molto più faticoso di quello cui è sottoposto un pedale da corsa, la manutenzione di questa parte del pedale è da considerarsi quasi nulla. L’utente potrà pensare alla pulizia, a una nuova lubrificazione del movimento o alla sostituzione completa della cartuccia soltanto in alcuni casi limite e lontani nel tempo.

I pedali a sgancio rapido, e in particolare i sistemi con molle a vista e alloggiamenti plantari tipo SPD, richiamano però l’attenzione sull’uso del grasso di lubrificazione che talvolta viene raccomandato dalle Case costruttrici. Il grasso presenta tuttavia l’inconveniente di attirare la polvere e di trasformarsi in morchia nel giro di poche uscite in bicicletta. Inoltre, il grasso che impegna la piastrina si trasferisce alla tacchetta, e questa richiama a sé i detriti della strada negli immancabili pedinamenti cui non può sottrarsi il ciclista, inficiando il vincolo tra scarpino e pedale. .

Il consiglio consiste nel tenere sempre pulita la tacchetta, e pulito il componente da corsa in tutte le sue parti, rinunciando a una lubrificazione “esterna” che funziona bene soltanto nel momento iniziale.

Percorsi in Mountain Bike – Col de Fenilon

La partenza del percorso avviene dalla località Campo Solagna, situata lungo la S.S. 141 Cadorna che sale da Bassano del Grappa al Monte Grappa e, più precisamente, dal bivio situato davanti alla Casa Parco, da dove ci stacchiamo dalla statale per seguire a sinistra le indicazioni per Colli Alti e San Giovanni. La strada, asfaltata, sale con decisione scavata nella roccia, col precipizio che scende sulla sinistra verso il fondo della Val Sugana. La seguiamo fino al primo tornante a destra (km 0.62), punto in cui la lasciamo per proseguire dritto, imboccando una sterrata dal fondo in discreta terra battuta (cartello di caduta sassi e limite di 30 km/h), che procede in falsopiano, sempre in costa, protetta però sulla sinistra, verso lo strapiombo, da un fitto bosco. Pedalando in parte allo scoperto e in parte al riparo di una rada vegetazione arborea, teniamo sempre la principale, fiancheggiando alcune case isolate.

Lasciato quindi sulla destra, al km 3.23, un piccolo capitello, la strada sale dolcemente fiancheggiando poi, sempre sulla destra, una grande casa isolata. Poco più avanti compaiono sul lato destro delle alte pareti rocciose ai piedi delle quali si aprono gli ingressi a un paio di caverne, probabilmente utilizzate come ripari durante la prima guerra mondiale. Al km 5.73 la principale compirebbe un tornante destrorso, mentre noi proseguiamo dritto, fiancheggiando subito la Casa Gennari. Da qui scendiamo dolcemente per un breve tratto su un fondo caratterizzato da sassi, ma poi riprendiamo a salire, superando una cancellata, normalmente aperta. Raggiungiamo così al km 6.77 un nuovo bivio dove dobbiamo compiere un tornante sinistrorso, scartando la strada che proseguirebbe dritta e iniziando a scendere con una certa decisione. Superato il cortile di una malga, proseguiamo in discesa fra prati allo scoperto su un fondo disturbato da sassi mobili, ma dopo essere entrati nel bosco e aver superato una breve risalita, il fondo migliora e l’andamento riprende a essere lievemente in discesa.

Scartate due secondarie sulla destra, superiamo le Case Saccon, dopo le quali riprendiamo a salire per arrivare infine al km 8.81 su un tornante di una sterrata più importante, che imbocchiamo a sinistra, riprendendo a scendere. Correndo con andamento sempre leggermente discesivo, completamente immersi nell’ombra del bosco, in grado di rinfrescare anche d’estate, fiancheggiamo una serie di case isolate, alcune delle quali da poco ristrutturate, e poi scartiamo a destra, nei pressi di un tornante sinistrorso, una secondaria che salirebbe. Usciamo quindi allo scoperto, lasciando sulla destra, al km 11.20, il sentiero n. 33 che risalirebbe la Val Brusà. Dopo meno di 500 metri la strada riprende a salire, il fondo diventa semierboso e la carreggiata si restringe gradualmente per trasformarsi, dal km 12.24, in sentiero.

Il tracciato è in effetti quello di una strada, ma lo scarsissimo passaggio ha lasciato spazio alla vegetazione infestante, riducendolo a single track. Una breve e dolce discesa precede l’attraversamento di una prima frana, punto in cui la vegetazione si apre lasciandoci scorgere, sul fondo della Val Sugana, l’abitato di Cismon del Grappa. Poi rientriamo nel bosco e riprendiamo a salire su un fondo a volte disturbato da alcuni sassi, da tronchi caduti e dalla fitta vegetazione, che, per fortuna, non presenta rovi o spine. Successivamente attraversiamo un’altra frana e al kilometro 13.58 la traccia si riallarga a strada sterrata, mantenendo però un fondo abbastanza disturbato.

La pendenza poi gradualmente si inasprisce e superiamo un tornante destrorso. Dopo che si è immessa dalla nostra sinistra un’altra strada, la pendenza si inverte e poco dopo sbuchiamo su una strada asfaltata (km 14.67). Seguita a sinistra, questa raggiungerebbe una strada più importante che, presa a sua volta a sinistra, condurrebbe in breve in località Finestron. Noi invece la imbocchiamo a destra e la percorriamo per 1200 metri per poi abbandonarla e deviare sulla destra su una sterrata che riporta consunte indicazioni di un percorso in mtb e il segnavia 33. Risalita una breve ma ripida rampa, a una biforcazione teniamo la sinistra e proseguiamo quindi prima in discesa e poi in saliscendi. Raggiunta in breve, al km 16.12, una nuova biforcazione in località Val Brusà, proseguiamo sulla sinistra per San Giovanni e Campo Solagna e segnavia n° 40, lasciando a destra il ramo con segnavia n° 33 per Rivalta. La sterrata imboccata sale a brusche rampe su un fondo abbastanza tecnico, trasformandosi più avanti in sentiero, per sbucare infine su una sterrata che proviene dalla nostra sinistra e che prendiamo a destra, proseguendo praticamente dritto. Questa ci presenta una serie di saliscendi, a volte anche un po’ bruschi, e sbuca dopo meno di un kilometro su una sterrata più importante, che imbocchiamo a destra, continuando praticamente dritto. Scendiamo su un fondo semierboso ben compatto, scartando nei pressi di una casa isolata una prima secondaria a destra e imboccandone invece, poco prima di raggiungere un incrocio, una seconda, sempre a destra, che corre delimitata da un recinto a sinistra e una palizzata in legno a destra.

Lasciata quindi una deviazione che condurrebbe a una prima casa sulla sinistra e rasentata una seconda abitazione dalle persiane verdi a destra, superiamo una palizzata in legno e proseguiamo su una sterrata che compirebbe un tornante sinistrorso e si immetterebbe a vista su una sterrata più importante. Noi, però, invece di compiere il tornante proseguiamo dritto imboccando un tratturo che si immerge nella vegetazione. Lo seguiamo per un breve tratto e poi facciamo attenzione ad abbandonarlo (km 18.81) per deviare sulla sinistra imboccando un sentierino identificato da segnavia bianco-rossi. Si tratta di una traccia che risale ripidamente un prato e che, sempre guidati dai segnavia, ci porta in breve, al km 19.13, sulla vetta del Col del Fenilon, dove sorge una grande croce. Da qui scendiamo su fondo prativo, tenendo sempre la traccia e proseguendo praticamente dritto rispetto a dove proveniamo e, dopo aver attraversato un varco aperto su un reticolato, raggiungiamo infine un trivio. Qui tagliamo una sterrata più importante e proseguiamo dritto imboccando una secondaria, che procede all’inizio in falsopiano, protetta ai bordi da una recinzione elettrificata per trattenere le mandrie al pascolo.

Continuiamo su questa in leggero saliscendi, fiancheggiando alcune case isolate e scartando al km 20.45 una secondaria asfaltata che si staccherebbe sulla destra. Quando, a una biforcazione, il fondo diviene asfaltato, teniamo il ramo di destra e lo seguiamo per poco più di 100 metri, per poi abbandonarlo quando compirebbe una larga curva a sinistra (casa a sinistra con recinto verde) e imboccare una traccia a fondo completamente erboso che si stacca sulla destra con segnavia n. 40 e attraversa in discesa un prato (per riferimento seguiamo i pali dell’alta tensione tenendoli sulla destra). Scartata poco più avanti una traccia secondaria a destra (segnavia bianco-rossi poco più avanti su di un palo), sbuchiamo poi su una traccia più importante, sempre a fondo erboso, che imbocchiamo a destra arrivando in breve su uno slargo dove convergono più strade sterrate. Noi proseguiamo dritto (segnavia bianco-rossi), lasciando a sinistra una grande casa colonica disabitata e continuando in leggera discesa. Superata quindi un’altra casa isolata, attraversato un recinto e tenuta la destra a una biforcazione (segnavia), sbuchiamo infine su un tornante di una sterrata più importante che imbocchiamo a destra (segnavia), sempre in discesa. Questa raggiunge in breve una strada asfaltata che, imboccata a destra, scende velocemente arrivando a un incrocio, in località Villaggio del Sole, dove sorge un capitello. Giriamo a sinistra e scendiamo ancora sbucando su una strada ancora più importante, quella che sale da Campo Solagna al Finestron, che imbocchiamo a destra, sempre in discesa.

Dopo avere compiuto un primo tornante sinistrorso, all’altezza del secondo destrorso lasciamo l’asfalto e proseguiamo dritto (segnavia n. 40 per Campo Solagna) su un tratturo che scende ripido su un fondo tecnico, arrivando in breve nei pressi di una piccola chiesa. Lasciata la chiesa a sinistra, scendiamo ancora ripidamente arrivando in breve a Campo Solagna nei pressi del bivio da dove siamo partiti.

Percorsi Mountain Bike – Serramazzoni

L’itinerario proposto fa parte di un gruppo di tracciati tabellati ed è contrassegnato dal numero 2. Lo descriviamo comunque per intero (alle volte alcune tabelle sono state rimosse o girate dalla parte sbagliata) per una maggiore esattezza. Partiamo dalla piazza della Repubblica di Serramazzoni, posta proprio all’incrocio sulla vecchia S.S. 12, via Giardini, e più precisamente dalla bacheca con la cartina degli itinerari in mtb, da dove imbocchiamo la via Roma che procede in lieve salita, fiancheggiando poco dopo sulla destra la piazza dove sorge il municipio e dove si trova anche un parcheggio in cui può essere lasciata l’auto. La seguiamo fino al km 1.09 e poi la lasciamo per deviare a destra sulla via Casa Naldi, che scende con decisione su fondo semiasfaltato. Scartata una prima deviazione a destra, deviamo poi a destra su un fondo cementato che diventa poco dopo sterrato.

Tenuta, quindi, al km 1.95 la principale a destra, quando subito dopo si biforca, prendiamo invece il ramo di sinistra, continuando attraverso un prato prima in piano e poi in salita e fiancheggiando sulla destra, per riferimento, una postazione per i cacciatori costruita con tubi innocenti. Entrati in una fitta vegetazione, tagliamo di netto una sterrata e attraversiamo un guado in un punto in cui la traccia si restringe a sentiero. Dopo di questo, riallargatasi nuovamente la traccia, risaliamo ripidamente fino a sbucare su una sterrata dal fondo solcato dal passaggio dei cavalli, che imbocchiamo a sinistra in discesa. Questa sbuca a sua volta, dopo 300 metri, nei pressi di un grande prato, su una sterrata più importante che prendiamo a destra.

Con andamento in saliscendi fiancheggiamo un altro capanno per i cacciatori, questa volta di legno, subito dopo il quale deviamo a sinistra, facendo attenzione a tenere ancora la sinistra quando la strada si biforca (km 3.25). Procediamo ora in salita, scartando le secondarie e uscendo allo scoperto fra prati e campi coltivati. Al termine del prato e della risalita, quando entriamo nuovamente nella vegetazione arborea, dobbiamo fare attenzione a deviare a sinistra su una sterrata, anche questa dal fondo piuttosto solcato, che presenta ancora un andamento in salita. Attraversato uno stretto passaggio fra due alberi, sbuchiamo nuovamente su un prato e poi, al km 4.22, su una sterrata (attenzione al profondo fossato che fiancheggia la strada e costringe a scendere dalla bici), che prendiamo a destra, sempre in salita (il ramo di sinistra raggiungerebbe a vista una casa colonica di color rosa). Questa giunge su una strada asfaltata che imbocchiamo a destra, continuando in dolce salita per 450 metri, e poi abbandoniamo per deviare su una sterrata che si stacca sulla sinistra. Siamo sulla storica via Vandelli, antica strada che collegava Modena a Massa Carrara, che fiancheggia poco dopo a sinistra la disabitata Casa del Sarto e raggiunge, quindi, un incrocio dove dobbiamo deviare sulla destra. Proseguiamo con questa in leggera salita fino ad arrivare su una sterrata più importante che, imboccata a sinistra, ci porta in breve su una strada asfaltata in località La Berzigala. La tagliamo di netto, proseguendo dritto su asfalto in piano e tenendo la destra per La Bertagna in un quadrivio che incontriamo poco dopo. Poi scendiamo, superando un gruppetto di case, col fondo che diviene sterrato al km 6.81, quando attraversiamo la località di Ca’ Bonera. Giunti, quindi, davanti a una casa in ristrutturazione, pieghiamo a destra, scartando poi una secondaria a sinistra e proseguendo in saliscendi su un tratturo dal fondo solcato. Sbucati al km 8.06, con una rampa, su un tratturo più importante, lo seguiamo a sinistra, attraversando un campo e superando poi un guado, da fare assolutamente a piedi, dato che presenta un buco molto profondo.

Arriviamo così, nei pressi di una maestà, su una strada asfaltata che, imboccata a destra, ci porta subito nella frazione di Selva. Fra le case deviamo nettamente a sinistra e, subito dopo aver fiancheggiato sulla destra la grande chiesa, quando la strada si biforca, scegliamo il ramo di destra che si sterra quasi subito. In ripida salita rasentiamo un parco giochi e una serie di villette col fondo che torna asfaltato e poi nuovamente sterrato quando lasciamo alle spalle l’ultima casa. Un tratto in falsopiano precede altri ripidi tratti in salita con bella vista a sinistra sul Monte Cimone e sull’Abetone e davanti sul paese di Amareto a cui stiamo puntando. Entrando nella frazione il fondo diventa asfaltato e, quando raggiungiamo il centro, dove sorge una piccola maestà, giriamo a sinistra imboccando una cementata che procede in falsopiano. Lasciata alle spalle l’ultima casa, il fondo si sterra; poi attraversiamo dei prati in leggera discesa e quindi rientriamo nel bosco, per raggiungere infine, pedalando in piano, una strada asfaltata che imbocchiamo a destra. Questa sbuca subito, al kilometro 10.05, in località Casa Iaccheri su una strada più importante, che seguiamo a sinistra. La percorriamo in falsopiano per circa un kilometro e mezzo e quindi, arrivati in località La Barbona, l’abbandoniamo per deviare a destra sulla via Serretta, sempre asfaltata.

Scendiamo dolcemente e poi, dopo aver fiancheggiato a destra un minuscolo lago, risaliamo un piccolo argine, facendo attenzione, al termine della rampetta, a tenere la principale a destra. L’andamento diventa poi discesivo su un panoramico crinale da cui possiamo scorgere il paese di Serramazzoni. Fiancheggiate a sinistra alcune case coloniche, al termine di un tratto più ripido (km 12.55) dobbiamo fare attenzione a lasciare l’asfalto per deviare a sinistra su una sterrata dal fondo un po’ sassoso, che scende con decisione fra campi, dirigendosi verso la vicina frazione di Pompeano. La raggiungiamo velocemente e, fra le case, sbuchiamo al km 13.18 su una strada asfaltata, che imbocchiamo a destra, risalendo per un breve tratto e riprendendo poi a scendere con decisione. Durante la discesa lasciamo a sinistra, al km 14.29, una secondaria asfaltata: imboccandola si devierebbe sul percorso numero 3, allungando notevolmente l’itinerario.

Noi invece proseguiamo dritto, scendendo per altri 300 metri e quindi, dopo aver attraversato un paio di ruscelli, riprendiamo a salire, attraversando più avanti la frazione di Roncovecchio (km 15.17 e maestà sulla destra). Raggiunto il culmine della salita nei pressi di un capannone in cemento, lasciamo la principale e deviamo a sinistra, imboccando una strada dal fondo semierboso. Scendiamo con questa, facendo attenzione a tenere il ramo principale di destra quando si biforca. Innestatasi, quindi, una secondaria da sinistra, al km 15.98 teniamo la principale a destra, attraversando un ponticello e riprendendo improvvisamente a salire con decisione. Una breve contropendenza interrompe la salita che, però, riprende ripida su terreno tecnico che richiede una certa destrezza per restare in sella.

Ricevuta un’altra traccia da sinistra, questa sbuca, infine, nei pressi del laghetto delle More, dove si pratica la pesca sportiva, su una strada asfaltata, che imbocchiamo a sinistra. Con rampe piuttosto dure, scartato un ramo a sinistra con divieto di accesso e fiancheggiata a destra l’Oasi Francescana, arriviamo, infine, su una strada più importante, ormai in centro a Serramazzoni. La imbocchiamo a sinistra, immettendoci poco dopo su una strada ancora più importante che, seguita a destra, conduce in breve nella piazza della Repubblica da dove siamo partiti.