Come Migliorare le Volate

Fare le volate, non è una cosa per tutti, per prima cosa bisogna essere un pò spericolati, avere ancora benzina nelle gambe ed essere un pò astuti. Vincere o perdere a volte è una questione di fortuna, ma non sempre. Vorrei dare soprattutto ai giovani (esordienti e allievi) qualche consiglio… in che veste? Ma da direttore sportivo (ovviamente) e da “ex velocista” (purtroppo…ormai).

La posizione: stare davanti negli ultimi 5 chilometri, nelle prime posizioni senza però tirare, saltare da una ruota all’altra sfruttando scie escludendo le posizioni troppo laterali per non rimanere chiuso senza la possibilità di uscire nello sprint. La ruota “vincente”, del corridore di punta, è sempre inflazionata (troppi la cercano e la difendono, in genere quelli mediocri) ma nel nostro caso abbiamo la presunzione di essere uno che le volate le vince da solo, allora la ruota buona non ci serve. Quello che dobbiamo fare è avere sempre un varco davanti per uscire.

Siamo agli ultimi 500 metri e sicuramente qualcuno si lancia… la frenesia di arrivare primo partendo da lontano…il, passista veloce. Errore, si pianta, a meno che l’arrivo non sia in discesa… (ma siamo andati a vederlo l’ultimo chilometro nel riscaldamento?) Quando lo sprovveduto parte all’attacco noi siamo lì pronti, a quel punto il gruppo chiude, si trasforma da fronte piatto a cuneo e anche chi è dietro si porta in rimonta, mai lasciarsi imbottigliare, piuttosto uscire allo scoperto è il male minore, tanto dentro al gruppo non si vince la volata. Se facilmente si arriva in testa ai 300-400 metri dare uno sguardo a quelli di fianco e se siamo primi stare sempre su un lato della strada mai al centro, abbiamo così un controllo totale degli avversari, nei 250 metri (a proposito sappiamo valutare le distanze? Abbiamo fatto delle prove contando le pedalate in allenamento?) si parte ma sempre con la testa rivolta agli avversari, quasi li si deve guardare negli occhi per sfidarli e quando ci si sente insidiati si aumenta, psicologicamente l’avversario che non riesce a superare viene demotivato e cede… e se non cede è perchè è uno tosto da battere, tanto di cappello.

Nei 150 metri non alzatevi sui pedali, guardate i pistard non lo fanno mai perchè si interrompe il ritmo, si aumenta da seduti. L’arrivo è solo dopo il traguardo, non pensare di aver vinto prima e tantomeno alzare le mani al cielo. Allenarsi al colpo di reni, che consiste nello spingere la bici avanti ed il baricentro del corpo all’indietro. Si possono guadagnare 15-20 cm che possono fare la differenza. E’ vietato staccare le mani dal manubrio ma i gomiti teneteli belli aperti in modo da evitare che vi stiano troppo vicini e se c’è il contatto fisico con l’avversario è meglio entrare di spalla. Non avere paura, questo è un requisito indispensabile per un velocista, se non ve la sentite, provate da lontano.

Se fate tutto questo e qualcuno vi batte, pazienza, sarà per la prossima, in cuor vostro avete fatto il giusto. L’importante è partecipare e mi raccomando, coraggio e sfida ma state in sella e non a terra… in volata è pericoloso.

Selle Italia Sella Novus Superflow Endurance – Recensione

Toglietevi subito dalla testa che, per il semplice motivo che la sella in oggetto ha un’imbottitura “super” e dimensioni del foro centrale maggiorate, sia adatta per ciclisti in sovrappeso o, in genere, per chi non bada alla prestazione, ma ha come unico punto di riferimento il comfort. Assolutamente no: la Novus SuperFlow Endurance è una sella per lunghe distanze destinata a ciclisti evoluti, e se poi questi ultimi siano anche un po’ in sovrappeso questo è un altro discorso e questa sella potrà fare (anche) al caso loro. Quello che occorre qui ricordare quando si parla della destinazione d’uso di una sella di Selle Italia è che prima delle caratteristiche particolari di quel modello bisogna capire se lo stesso è effettivamente adatto alle caratteristiche ergonomiche dei vari soggetti. Per fare questo, il protocollo che la Casa veneta ha codificato cinque anni fa – e che quest’anno ha ulteriormente velocizzato, con degli strumenti di indagine che consentono di individuare la sella giusta al proprio caso in soli 25 secondi – è quello dell’IdMatch, l’Identity Matching System, un’analisi antropometrica effettuabile presso tutti i dealer autorizzati Selle Italia.

Novus SuperFlow Endurance
  • Rail: Manganese Tube Ø7 - Sella Duro-Tek Perfomance Comfort Gel foro Superflow
  • Un grande classico rivolto agli appassionati delle lunghe distanze, che combina con sapienza ergonomia e resistenza
  • ERGONOMICA: La Novus Superflow Endurance nella sua versione TM offre, ad un prezzo competitivo, una sella dall'elevato comfort grazie alla speciale imbottitura con uno strato extra in neoprene, garantendo la giusta postura
  • DESIGN: Il design allungato unito alla tecnologia Superflow favorisce lo scarico della pressione per un sollievo durevole
  • Indicazioni: questa sella è perfetta per le biciclette Corsa / Strada

Secondo il protocollo, con i tre step rappresentati dalla rilevazione della distanza delle ossa ischiatiche, del diametro delle cosce e del grado di rotazione del bacino del soggetto, è possibile definire delle classi all’interno delle quali sono poi inseriti tutti i modelli Selle Italia. Ad esempio, la Novus SuperFlow Endurance in versione “L” qui testata (dove la “L” sta per “Large”) è una sella di classe IdMatch L3, cioè un modello adatto per individui con distanza delle ossa ischiatiche di taglia large e alto grado di rotazione del bacino. A tal proposito, aggiungiamo che la Novus SuperFlow Endurance è declinata anche in versione “S”, cioè con larghezza posteriore più piccola (136 mm). In questo caso il modello è pur sempre dedicato a utenti che ricercano il comfort sulle lunghissime distanze, ma la classe di appartenenza è la S3, per ciclisti con il bacino di piccole dimensioni.

L’introduzione della Novus SuperFlow Endurance rappresenta la risposta di Selle Italia ai numeri in continuo aumento degli appassionati di competizioni che richiedono di stare in sella molte ore, anche più di otto. Per esempio, rientrano in questa tipologia di gare endurance le randonnée e le ultracycling e, perché no, rientra in questa casistica anche il gravel biking, disciplina che spesso fa stare in sella giornate intere e che si pratica su fondi stradali sconnessi. Come la Novus Superflow Endurance migliora il livello di comfort? Non soltanto aumentando quantità e spessore dell’imbottitura (qui il foam è impiegato con uno strato doppio rispetto agli altri modelli di Selle Italia), ma anche aggiungendo nelle zone soggette a maggiore pressione del gel, con l’obiettivo di rendere la seduta più comoda e prevenire eventuali irritazioni cutanee sempre in agguato in caso di utilizzo prolungato.

Novus SuperFlow Endurance è solo una delle sette versioni presenti nella famiglia Novus. In particolare, il modello nella foto è quello in versione “L”, cioè con larghezza posteriore di 146 mm, ma è prevista anche la versione S, larga 136 mm. La linea prevede poi la Novus Superflow (a sua volta proposta nelle versioni S e L), sempre con foro SuperFlow, ma con imbottitura standard. La Novus Flow è invece il modello con foro centrale di scarico della pressione di dimensioni standard. Anche in questo caso la disponibilità è in due versioni, S e L. Infine, la Novus TM Flow è la versione economicamente più appetibile della famiglia, con telaio in manganese che consente un prezzo molto aggressivo (99 euro). In questo caso la sella è disponibile solo nella versione con larghezza di 146 mm

Novus SuperFlow Endurance e tutte le sette versioni disponibili di questo modello hanno un peculiare profilo dello scafo. Osservato lateralmente è evidente come la linea di appoggio dimostri una concavitànella parte posteriore. Sulla zona mediana, invece, il profilo tende nuovamente a rialzarsi leggermente per poi invertire ancora la direzione nella parte della punta, dove la sella torna a scendere. Per utilizzare un termine non propriamente tecnico, ma familiare a tanti ciclisti, potremmo dire che la Novus ha un profilo “insellato”, sul quale, cioè, il corpo ha facilità a mantenere una posizione fissa, con poche possibilità di effettuare spostamenti in senso anteroposteriore, come invece accade con i modelli con profilo piatto. La doppia curvatura dello scafo è inoltre corredata da un foro centralecon funzione di scarico della pressione sulle zone molli del corpo, foro che nelle versioni SuperFlow come questa ha dimensioni maggiorate sia in larghezza che in lunghezza.

Novus SuperFlow Endurance
  • Rail: Manganese Tube Ø7 - Sella Duro-Tek Perfomance Comfort Gel foro Superflow
  • Un grande classico rivolto agli appassionati delle lunghe distanze, che combina con sapienza ergonomia e resistenza
  • ERGONOMICA: La Novus Superflow Endurance nella sua versione TM offre, ad un prezzo competitivo, una sella dall'elevato comfort grazie alla speciale imbottitura con uno strato extra in neoprene, garantendo la giusta postura
  • DESIGN: Il design allungato unito alla tecnologia Superflow favorisce lo scarico della pressione per un sollievo durevole
  • Indicazioni: questa sella è perfetta per le biciclette Corsa / Strada

Come Montare e Smontare la Ruota Posteriore di una Bici

Montare e smontare la ruota di una bicicletta è una cosa estremamente semplice se si conoscono le operazioni da fare, mentre diventa maledettamente complicata se si sbaglia a posizionare i vari componenti.

Dunque, prima di tutto considera che la catena ingaggia e abbandona più facilmente la trasmissione quanto più la tensione di maglie e piolini è minore. Questo significa che, per smontare e rimontare la ruota posteriore, la situazione migliore è che la catena sia posizionata sul più piccolo dei pignoni su cui agisce il cambio posteriore e sulla più piccola delle corone della guarnitura.

Procedi dunque rilasciando la leva del quick release e, una volta fatto questo, accertati che il mozzo sia in quel momento davvero svincolato e non sia ancora un po’ stretto perché il dado del quick release è ancora un po’ troppo avvitato. Il passo successivo è agire sulla leva di rilascio del freno per consentire alla copertura di fuoriuscire agevolmente, senza essere intralciata dai pattini. Fatto questo, dai un colpettino con il palmo della mano sulla gomma, direzionando il colpo in senso inverso alla direzione di accesso dei due forcellini su cui è inserito l’asse del mozzo. La ruota, a quel punto, è svincolata dal telaio, ma è ancora “appesa” alla bici visto che la catena rimane innestata sugli ingranaggi a causa dell’azione del bilanciere del cambio.

Con una mano tira indietro il bilanciere per svincolare del tutto la trasmissione e, di conseguenza, sfilare la ruota. Per rimontare il tutto, la procedura da seguire è esattamente quella inversa. In questo caso l’accortezza in più sarà quella di verificare che, una volta inserito nei forcellini, l’asse del mozzo sia perfettamente posizionato a battuta in modo da garantire il perfetto allineamento della ruota

 

Gravel e 29er – Differenze

Il mondo delle gravel bike, cioè quei modelli a metà strada tra biciclette da corsa e ciclocross e che hanno elementi in comune anche con le mountain bike, ci sta particolarmente a cuore perché, a nostro avviso, rappresenta un modo interessante di praticare il ciclismo al giorno d’oggi: le gravel bike sono compagne perfette per effettuare uscite “epiche” su due ruote, per pedalare su quasi tutti i tipi di fondo e di percorsi e, perché no, per affrontare senza troppi stress gli asfalti spesso dissestati delle nostre strade.

Questa opinione si scontra con il parere di quelli che invece il gravel biking lo considerano solo un’operazione commerciale, di chi lo reputa una mera creazione “ad hoc” di una categoria merceologica di biciclette che in fin dei conti esisteva già, bici da ciclocross con gomme un po’ più larghe. Ma c’è anche chi considera una gravel bike come una mountain bike da 29 pollici con un manubrio da corsa… Fughiamo allora ogni forma di dubbio in merito al nuovo genere e diciamo allora che sì, di una certa parentela si può effettivamente parlare se si paragona una gravel bike a una bici da ciclocross, ma in realtà, l’angolo di sterzo più “chiuso” (per affrontare con più reattività le curve) e la scatola movimento più alta (per superare più agevolmente gli ostacoli) assegnano alle bici da ciclopratismo caratteristiche di guida molto differenti rispetto alle più “lente e pigre” gravel bike.

E le distanze diventano ancora più ampie se si prova a paragonare una gravel bike a una mountain bike 29er, in particolare se hardtail, quelle con telaio senza sospensioni e con forcella ammortizzata, le più diffuse. Su questo genere di bici, infatti, il carro posteriore è più compatto di quello di una gravel bike. Inoltre, il rapporto volumetrico tra retrotreno e avantreno è decisamente sbilanciato a favore del primo e questo accade in maniera molto più marcata di quello che invece si può ravvisare su una gravel bike. Differenze di questo tipo scaturiscono principalmente da una più accentuata gradazione sloping delle mtb hardtail (che serve ad affrontare più agilmente le situazioni tecniche estreme) e da una maggiore angolazione del tubo verticale (che favorisce una posizione di seduta arretrata per affrontare le discese con pendenza elevata). Diverso è inoltre l’angolo di sterzo, che su una mtb 29er è più “aperto” rispetto a una gravel bike, sempre con l’obiettivo di superare nel migliore dei modi i passaggi tecnici e gestire meglio improvvise situazioni critiche che possono presentarsi in curva.

Caratteristiche geometriche simili sono invece assenti sulle gravel bike, così come meno marcato è su questa tipologia di bici il passaggio concesso dai foderi posteriori alle coperture: sulle mtb hardtail si arriva anche a 2.22.3 pollici di sezione massima consentita, mentre sulle gravel bike il limite massimo è di 2-2.1 pollici e solo nel caso delle gravel più esasperate. Detto questo, nessuno vieta di montare un manubrio di una bici da corsa sulla sua mountain bike per inventarsi la sua gravel bike “fatta in casa”, così come la stessa cosa si potrebbe fare anche con una bici da ciclocross, magari montando coperture più artigliate. Ma in entrambi i casi, e in particolare in quello delle mountain bike, le caratteristiche di guida non saranno in linea con quello che dovrebbe essere il vero gravel biking.

Come Riprendere l’Allenamento a Gennaio

Gennaio è il mese della ripresa degli allenamenti in bici, almeno per chi vorrà affrontare le primissime granfondo e mediofondo che il calendario propone. Questo mese segna il passaggio da una preparazione di base a una gradualmente più specifica verso i ritmi, le andature e gli impegni di gara. Oltre a ripristinare gradualmente l’abitudine a pedalare in sella per diverse ore e per molti chilometri, le uscite in bicicletta devono anche determinare un miglioramento della tecnica di pedalata per produrre azioni più efficaci, più potenti e, al tempo stesso, più economiche dal punto di vista energetico. Per sviluppare e ripristinare queste condizioni in modo razionale e nel miglior modo possibile, facciamo alcune considerazioni preliminari.

Chi non avrà ancora alle spalle un sufficiente periodo di allenamento (circa quattro-sei settimane) dovrà preparare le basi fisiche sulle quali costruire con gradualità il lavoro in bicicletta.

Per chi, invece, avrà effettuato allenamenti di fondo attraverso altre attività (rulli o ciclotraining, palestra, corsa a piedi, sci, nuoto o altro), sarà giunto il momento di iniziare a trasferirlo sulla bicicletta con allenamenti specifici.

Tutti gli allenamenti saranno eseguiti sempre in bici, mentre in quelle situazioni ambientali e climatiche ancora troppo rigide le attività alternative al lavoro in bicicletta (corsa a piedi, attività aerobiche al coperto e in palestra, rulli) dovranno per forza di cose fare ancora parte del programma di allenamento.

L’incremento del fondo continuerà a essere l’obiettivo principale. Le esercitazioni per sviluppare questa capacità dovranno essere realizzate in regime di resistenza aerobica, cioè nell’intervallo di frequenza cardiaca individuato per il fondo lento, lungo e medio. Questi possono variare individualmente tra i 120 e i 140-160 battiti al minuto, anche in funzione del tipo di percorso affrontato.

La durata degli allenamenti di fondo dovrà essere gradualmente crescente, in modo da aumentare il numero dei kilometri percorsi e, quindi, la quantità del lavoro effettuato. È naturale che il minimo previsto per un lavoro di questo genere sarà di circa un’ora, per poi diventare sempre più impegnativo.

In questa fase acquisterà importanza anche il potenziamento muscolare specifico, cioè quello di quei gruppi muscolari coinvolti e attivati nell’azione della pedalata: in particolare, il quadricipite nella regione anteriore della coscia e il bicipite in quella posteriore, nonché il polpaccio nella regione posteriore della gamba.

Le esercitazioni di potenziamento muscolare specifico troveranno il loro naturale sviluppo realizzando in salita prove ripetute, cioè variazioni di ritmo effettuate più volte, per questo “ripetute” nel corso della stessa seduta di allenamento.

Le prove ripetute in salita potranno avere una durata tra i 90 secondi e i 2-3 minuti di impegno. In salita si dovrà mantenere una cadenza di pedalata di circa 40-60 rpm. Dopo ogni variazione di questo tipo dovrà necessariamente seguire un recupero relativamente breve, di circa 2-3 minuti, ma, se necessario, anche qualcosa di più, soprattutto le prime volte.

Il potenziamento in salita dovrà essere realizzato su una base di efficienza muscolare ben sviluppata nel periodo precedente, cioè nelle esercitazioni generalmente effettuate durante il mese di dicembre. Chi non avesse ben completato, a tempo dovuto, questo tipo di preparazione, è tuttavia ancora in tempo per farlo con alcune sedute in palestra, utilizzando macchine o pesi, o con uscite su percorsi da ondulati a misti, progressivamente più impegnativi.

Gli esercizi di ginnastica e di stretching, utilizzati per favorire inizialmente il riscaldamento e il recupero a fine allenamento, dovranno naturalmente essere sempre effettuati in tutte le sedute.